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Terzilio

CAPSULE TERZILIO

Dettagli sartoriali e capacità di mescolare sapientemente linee classiche alla contemporaneità della tecnologia rendono la Capsule Terzilio un instant cult della collezione autunno-inverno. Un involucro di lana ultrafine elasticizzata si unisce alle qualità traspiranti della membrana interna e alle cuciture termonastrate, per ottenere un tessuto impermeabile, antivento e dalla texture impeccabile. Al suo interno il calore si unisce all’estrema leggerezza dei capi grazie all’innovativa tecnologia floating che assicura l’isolamento dal freddo e il massimo comfort, valorizzando allo stesso tempo la vestibilità diritta e senza pieghe.

Ma Terzilio viene da lontano, da una storia di profonda umanità che unisce il saper fare italiano, che non tralascia mai l’estetica e le tecniche costruttive di 70 anni fa rivisitate in chiave techno. Cuciture incollate per contrastare l’acqua, un tassello a forma di cuore per impermeabilizzare le travette che fermano lo sprone e tessuti resistenti al tempo.

TERZILIO SPECIALISTA HI-TECH

Terzilio era un ragazzo che si chiamava così perché era il terzo di otto figli. A 22 anni era partito per la guerra dal borgo toscano di Volterra senza avere nessuna particolare competenza. Cinque anni dopo ritornò portando a casa il diritto alla croce di cavaliere di Vittorio Veneto e anche un mestiere. Sotto le armi era diventato uno specialista dell’energia elettrica, vero settore hi-tech del tempo. L’elettricità era un fenomeno quasi magico, incomprensibile per la maggior parte della gente. A Volterra ci arrivava dopo esser stata prodotta con l’energia dei soffioni di Larderello e trasportata da una linea elettrica di 30 di km, la prima linea elettrica al mondo collegata a una centrale geotermica. Tornato dalla guerra, prendersi cura di quella linea diventò la vita di Terzilio.

Era un lavoro per pochi, in un settore tecnologicamente avanzato e non si svolgeva alla scrivania. Terzilio aveva 30 km di cavi, tantissimi pali e lunghe distese di isolanti da tenere d’occhio, piantati su e giù per le gobbe aspre che circondano il colle volterrano. Perlustrava quella linea a piedi, avanti e indietro, per chilometri e chilometri. Tutti i giorni dell’anno, con tutte le stagioni, sotto il sole rovente o in mezzo ai temporali e alle bufere che battevano i bastioni e i dintorni di Volterra, che un poeta aveva definito città del vento e del macigno. Poi, quando tornava a casa da Giuseppina, che tutti chiamavano la Sesta perché era la sesta di sei figli, spingeva la piccola levetta nera dell’interruttore e accendeva la lampadina elettrica. Alla luce ferma della lampadina a incandescenza, si sfilava gli scarponi e si toglieva il cappotto impermeabile che lo aveva difeso in mezzo alle intemperie e che oggi è la nostra ispirazione. Al suo interno, ci ha colpito un dettaglio, un cuore di stoffa usato come toppa per fermare l’acqua che si infiltrava dai buchi. Chiunque avrebbe scelto una forma rotonda oppure rettangolare ma Terzilio no, ha scelto un cuore, a dimostrazione che il design e la creatività vincono anche nelle scelte funzionali.